Dopo il lungo periodo turbolento, causato dalle chiusure forzate in cui tutti siamo stati bruscamente catapultati a causa del covid-19, si percepisce finalmente un ritorno alla normalità, un ritorno alla vita.
Il giusto equilibrio, non facile da ritrovare, si basa sul connubio tra lavoro e attività di svago e provoca il tanto ricercato ricollocamento delle abitudini sociali, della propria serenità e un recupero della libertà individuale.
Molti sono stati i settori maggiormente colpiti dalla pandemia da covid-19 e, tra questi, il settore dello spettacolo dal vivo ha subito gravi ripercussioni.
Nonostante tutto, nell’ultimo periodo gli operatori dello spettacolo si stanno reinventando e stanno tornando, entusiasti, a riempire le platee con il calore del pubblico.
A tal proposito, abbiamo incontrato chi si occupa proprio di quest’ambito: il giovane e vulcanico Domenico Robbe, in arte mago Robbe, per porgergli alcune domande.
Domenico, come ci si sente, dopo un lungo periodo di chiusura forzata, a riprendere finalmente a fare ciò che ami?
Sono felicissimo, le emozioni sono inspiegabili con le parole. Durante il periodo critico dovuto alla pandemia, ho avuto modo di esibirmi virtualmente, sui social. Amo tantissimo questa mia arte: la magia. La pratico con tanto entusiasmo. Naturalmente nel periodo del lockdown mi sono sentito, come tutti, molto scoraggiato, penalizzato dal non poter esprimere la mia più grande passione nella totalità. Finalmente ho ripreso a fare i miei spettacoli e non posso che esserne soddisfatto.
Come nasce la tua passione per la magia?
Avevo nove anni, in un’edicola vidi il primo gioco di prestigio del mago Antonio Casanova, lo acquistai e da quel giorno sentii dentro di me crescere forte la voglia di approfondire questo affascinante ambito. La passione si amplificava in maniera incessante dentro di me. Da anni faccio spettacoli in tutta Italia, per bambini, per adulti, soprattutto nelle piazze. Ho avuto due grandi maestri, Luciano De Lisi, di Bordighera, e Dario Giacomo Caputi, di Bisceglie, componente del “Club magico italiano” (il club più antico della magia in Italia) e consigliere dei maghi d’Italia. Entrambi mi supportano costantemente. Oltretutto ci tengo a segnalare che due anni fa ho conosciuto personalmente il celebre mago Silvan in occasione di uno spettacolo pubblico, mi segue anch’esso, tra noi è nata una bellissima amicizia.
C’è stato un riferimento familiare o amicale che ti ha motivato nel proseguimento di questa bella avventura?
Mio nonno. Mi è sempre stato vicino, ha sempre creduto in me instancabilmente ed è sempre presente in prima fila durante le mie esibizioni. Mi dimostra un affetto unico e speciale e la sua presenza, per me, è stata davvero molto importante.
Quale è stato, fin ora, il più bel traguardo raggiunto?
Sono riuscito a creare un grande studio adibito solo alla pratica della mia magia, tutto mio, in cui faccio le prove ogni giorno, per dare poi il massimo durante gli spettacoli. Un altro straordinario traguardo è stata la mia esibizione avvenuta in presenza del grandissimo mago Silvan, a Vieste, durante uno spettacolo in piazza.
Quali performance ami particolarmente della tua attività?
La “manipolazione”. Amo molto la destrezza di mano, senza dubbio un vero prestigiatore sa usare bene le mani. Tutti potremmo essere prestigiatori con un gioco automatico, sarebbe un gioco da ragazzi. E’ l’abilità con le mani, secondo il mio parere, ad essere molto importante.
Progetti per il futuro?
Far diventare la magia la mia unica attività. Nei prossimi giorni sarò a Trani per uno spettacolo privato e non vedo l’ora di divertirmi e far divertire.
Quale messaggio ti senti di lanciare ai giovani affinché nonostante le difficoltà credano nei propri sogni?
Dico ai giovani come me di non mollare mai neanche di fronte agli inevitabili ostacoli che la vita ci presenta, di ritrovare sempre la forza di rialzarsi dopo una caduta, di non lasciarsi abbattere dai dubbi e dai ripensamenti perché quando sentiamo una passione autentica verso qualcosa, vale sempre la pena lottare soprattutto credendo in sé stessi e nelle proprie capacità.
Carmen Piccirillo