di Redazione

In questi giorni, abbiamo appreso che l’amministrazione comunale di Potenza, per le sole imprese locali, riceverà dalla Regione Basilicata 7,2 milioni di euro.
I fondi di cui si parla, saranno recuperati dal Programma Operativo FESR Basilicata 2014-2020. Si ricordi, che, una iniziativa simile, è stata avviata anche per Matera. Tale necessaria premessa, affinché avviare alcuni approfondimenti, e porre una serie di domande. La prima: sostenere la ripresa economica delle piccole e medie imprese, è una lodevole iniziativa, però, per quale motivo devono beneficiarne solo le imprese di due cittadine? Cosa avranno tali imprese (con tutto il rispetto, sia chiaro, l’approfondimento è di tipo politico) di particolare rispetto a quelle di un qualsiasi altro Comune di questa Regione?

Si parla, altresì, di imprese da finanziare che rientrano nello stanziamento dedicato all’intero territorio regionale, e nello specifico di “una quota di risorse non utilizzate riservate alla città di Potenza, e, quindi, come già detto, anche di Matera”. Anziché ridestinare le somme non utilizzate per tutte le imprese del territorio regionale, duramente colpite dal periodo della pandemia, di fatto, si fa ciò che in politica non deve esser mai fatto: favorire poche realtà, discriminando la maggioranza. D’altronde, questa è sempre stata la politica di questa Regione, essenzialmente al servizio della “cittadina capoluogo”: l’elenco di questioni simili, in ogni settore economico-sociale sarebbe molto lungo. Per di più, ciò dimostra, che il termine “comunità, in senso allargato, quindi regionale” è un po’ lontano, per essere politicamente corretti, dal vocabolario politico della “politica regionale” (non di adesso, di sempre: le varie amministrazioni regionali si alternano, senza grandi differenze).

Questa vicenda, peraltro, è la dimostrazione matematica delle responsabilità del declino, per usare un eufemismo, territoriale della Regione. Una responsabilità culturale, essenzialmente provincialistica, accentratrice e discriminatoria. Nel colpevole silenzio di tutti gli altri Comuni (è evidente che il senso del bene comune non è una priorità in politica) che dovrebbero bloccare iniziative come questa. Non ci sono molte altre parole per descrivere la pochezza culturale della politica di questa Regione. Forse qualcuno, in assenza di una società civile organizzata (in tali circostanze prevalgono gli interessi delle lobby) dirà qualcosa in Consiglio regionale, determinando una revisione di tale decisione, al fine di sostenere anche le imprese degli altri Comuni?? Al di là delle questioni elettoralistiche che spesso prevalgono, ogni tanto, chissà, potrebbero essere messe da parte, per un superiore interesse “collettivo regionale”!

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